Coratella d'agnello all'umbra: interiora con cipolla e alloro, piatto pasquale di Norcia

Coratella d’Agnello all’Umbra

La coratella d’agnello all’umbra è il piatto di Pasqua più antico e radicato nelle famiglie di Norcia, della Valnerina e di tutta l’Umbria contadina: le interiora fresche dell’agnello pasquale — polmoni, cuore, fegato e milza — cotte in padella con cipolla, alloro, vino bianco e un finale di aceto di vino che bilancia l’amarezza del fegato e completa il piatto con una nota agra tipicamente umbra. Se cercate la ricetta della coratella d’agnello autentica, quella del Sabato Santo che ancora oggi si prepara nelle case di Norcia prima del pranzo pasquale del giorno dopo, questa è la ricetta di riferimento. Conosciuta anche come coratella umbra o corata d’agnello umbra, la coratella all’umbra si distingue dalle versioni laziali e abruzzesi per l’uso dell’aceto finale e per l’assenza di pomodoro nel condimento: la tradizione umbra vuole un piatto asciutto, non in umido. Fa parte delle Carni e Norcineria Umbra, l’insieme delle ricette di carne tradizionale umbra legate alla pastorizia appenninica e alla norcineria.

Fa parte di: Carni e Norcineria Umbra

Origine e Tradizione

La coratella è un piatto di recupero legato alla macellazione dell’agnello pasquale: le interiora si deteriorano rapidamente e vanno cucinate il giorno stesso della macellazione, tradizionalmente il Sabato Santo nella settimana di Pasqua. Nell’Umbria appenninica — Norcia, Cascia, la Valnerina — l’allevamento ovino ha radici antichissime: l’Appennino umbro-marchigiano era percorso dai tratturi della transumanza (la migrazione stagionale delle greggi tra i pascoli estivi in quota e quelli invernali in pianura), e l’agnello era il principale animale da reddito delle famiglie contadine montane. Il rito della coratella pasquale è documentato in numerosi testi di tradizione culinaria umbra del Novecento, tra cui i ricettari delle osterie di Norcia. L’uso dell’aceto di vino bianco come elemento finale è un tratto specificamente umbro che distingue questa coratella dalla versione laziale (che usa il pecorino grattugiato finale) e da quella abruzzese (con aggiunta di cipollotti). La milza è l’organo che richiede più attenzione: tagliata a cubetti piccoli, ha un sapore metallico che si attenua con la cottura e con l’aceto finale. La qualità della coratella dipende quasi interamente dalla freschezza: in Umbria si trova ancora dai pastori che vendono direttamente i loro agnelli nei giorni prima di Pasqua, con interiora freschi di giornata.

Varianti Regionali

La variante di Norcia e della Valnerina è quella descritta in questa ricetta: asciutta, con aceto finale. La variante di Perugia prevede l’aggiunta di carciofi tagliati a fettine e saltati insieme alla coratella nella fase finale — un abbinamento stagionalmente coerente perché i carciofi umbri maturano a Pasqua. In alcune zone del Ternano si aggiunge una punta di peperoncino. In nessuna variante umbra tradizionale compare il pomodoro: il sugo rosso è un’influenza esterna che snatura il piatto.

Coratella d'agnello all'umbra: interiora con cipolla e alloro, piatto pasquale di Norcia
Redazione UmbriaRicette

Coratella d’Agnello all’Umbra

La coratella d’agnello all’umbra è il piatto pasquale per eccellenza dell’Umbria: le interiora dell’agnello (polmoni, cuore, fegato e milza) cotte in padella con olio extravergine, cipolla, alloro e vino bianco. Piatto di recupero e di norcineria fresca, legato alla macellazione dell’agnello di Pasqua nelle famiglie di Norcia e della Valnerina.
Preparazione 20 minuti
Cottura 30 minuti
Tempo totale 50 minuti
Porzioni: 4 persone
Portata: Secondo Piatto
Cucina: Italiana, Umbra

Ingredienti
  

  • 800 g coratella d’agnello (polmoni, cuore, fegato, milza)
  • 1 media cipolla bianca
  • 2 foglie alloro fresco
  • 100 ml vino bianco secco
  • 4 cucchiai olio extravergine di oliva umbro
  • q.b. sale
  • q.b. pepe nero macinato
  • 1 cucchiaio aceto di vino bianco

Procedimento
 

  1. Pulite la coratella: sciacquate bene ogni pezzo sotto acqua fredda corrente. Rimuovete i condotti bronchiali dai polmoni tagliando con forbici da cucina. Eliminate le membrane fibrose dal cuore e dal fegato. Tagliate tutto a pezzi di circa 2-3 cm: i polmoni tendono a ritirare molto in cottura, quindi tagliateli più grandi. Asciugate con carta da cucina.
  2. Sbucciate e affettate finemente la cipolla. Scaldate l’olio in una padella larga (preferibilmente in ferro) a fuoco medio-alto. Aggiungete la cipolla e le foglie di alloro e fate appassire per 3-4 minuti finché la cipolla è traslucida ma non colorata.
  3. Aggiungete i polmoni e il cuore — le parti che richiedono più cottura — e rosolate a fuoco vivo per 5 minuti mescolando spesso. La carne deve colorirsi bene in superficie.
  4. Aggiungete il fegato e la milza: queste cotture più veloci. Continuate a fuoco vivace per altri 3-4 minuti. Salate e pepate con generosità.
  5. Sfumate con il vino bianco secco: versatelo sul bordo della padella e lasciate evaporare l’alcol per 2-3 minuti a fuoco vivo, raschiando il fondo per raccogliere i residui di rosolatura.
  6. Abbassate la fiamma al medio e continuate la cottura per altri 10-12 minuti finché i pezzi sono ben cotti ma ancora morbidi al centro. A fine cottura, aggiungete l’aceto di vino bianco, alzate la fiamma e lasciate evaporare rapidamente. L’aceto bilancia l’amarezza del fegato. Regolate di sale e pepe. Servite immediatamente.

Note

La coratella si mangia freschissima: è uno dei pochissimi piatti umbri che non migliora il giorno dopo. La qualità dipende dalla freschezza delle interiora: devono essere acquistate il giorno stesso dalla macelleria o dal pastore. In Umbria si acquista già pulita e tagliata — chiedetela ‘coratella d’agnello pronta per la cottura’. L’aceto finale è il tocco umbro identitario: senza, il piatto risulta piatto e untuoso. La tradizione vuole che si mangi il Sabato Santo, preparata con l’agnello macellato il giorno stesso.

Consigli e Varianti

La coratella deve essere cucinata freschissima e servita immediatamente: è uno dei rari piatti umbri che non migliorano se riscaldati. Se acquistate la coratella dal macellaio, specificate che vi serve già pulita e tagliata pronta per la cottura. La padella di ferro (non antiaderente) è fondamentale per la rosolatura: sviluppa il fondo che poi si deglassa con il vino, dando profondità di sapore. Non cuocete eccessivamente il fegato — deve restare morbido con una leggera nota rosata al centro — altrimenti diventa duro e amaro. L’aceto finale va aggiunto a fuoco alto e subito evaporato: deve lasciare solo la nota acida, non il sapore di aceto crudo.

Domande Frequenti

Quali parti dell’agnello compongono la coratella?

La coratella umbra tradizionale comprende polmoni, cuore, fegato e milza dell’agnello. Alcune versioni includono anche i rognoni (reni). Le interiora vanno acquistate freschissime — idealmente il giorno stesso della macellazione — e cucinate entro poche ore. Chiedete al macellaio la coratella intera o già tagliata a pezzi, specificando che è per uso in padella.

Perché si aggiunge l’aceto alla coratella umbra?

L’aceto di vino bianco serve a bilanciare l’amarezza caratteristica del fegato e della milza: la nota acida contrae i sapori ferrosi e grassi delle interiora, rendendo il piatto più fresco e digeribile. Questo uso dell’aceto come elemento di equilibrio è tipico della cucina umbra di montagna e si ritrova in altri piatti della tradizione nursina. L’aceto deve evaporare quasi completamente: restano la nota acida e i profumi, non il sapore dell’aceto crudo.

La coratella si può preparare il giorno prima?

No — la coratella d’agnello va cucinata e consumata fresca, preferibilmente entro 2 ore dalla cottura. Le interiora si deteriorano rapidamente e riscaldate diventano gommose e perdono la texture morbida che è il pregio del piatto. È uno dei pochi piatti umbri che non si conservano bene: preparatela solo quando siete pronti a servirla.

Con cosa si accompagna la coratella d’agnello umbra?

Tradizionalmente si serve con pane umbro o torta al testo per raccogliere il sugo di cottura. Come contorno si accompagnano carciofi trifolati o patate al forno. A Pasqua, la coratella precede l’agnello arrosto come primo antipasto caldo della tavola: è il modo in cui le famiglie di Norcia consumavano le parti più deperibili dell’animale prima della cottura del cosciotto nel forno.

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