Regina in Porchetta: la Carpa del Trasimeno
La regina in porchetta è il piatto più celebre e distintivo della Cucina del Lago Trasimeno: una carpa intera — chiamata “regina” nel dialetto lacustre umbro per la sua abbondanza e importanza nella vita dei pescatori — farcita con finocchio selvatico, aglio, lardo e rosmarino (gli stessi aromi della porchetta umbra) e cotta in forno o allo spiedo fino a ottenere una pelle croccante e una carne profumatissima e fondente. Se cercate la ricetta della regina in porchetta nella versione autentica trasimenica, quella delle trattorie di Castiglione del Lago e delle famiglie di pescatori del lago, questa è la preparazione di riferimento. Conosciuta anche come “carpa in porchetta umbra” o “carpa alla porchetta del Trasimeno”, questa preparazione è un unicum gastronomico italiano: la tecnica “in porchetta” — aromi di finocchio selvatico, aglio, lardo — trasferita dal maiale intero al pesce di lago, in un incrocio culturale tra la norcineria dell’entroterra umbro e la cucina lacustre del Trasimeno. Il lago Trasimeno, terzo lago naturale d’Italia per superficie, è da millenni la fonte principale di pesce fresco per l’Umbria — una regione senza sbocco al mare che ha sviluppato una cultura della pesca lacustre straordinaria, con tecniche, piatti e sapori che non si trovano altrove in Italia.
Fa parte di: Cucina del Lago Trasimeno
Origine e Tradizione
La regina in porchetta è documentata come piatto codificato nei ricettari dell’Umbria del tardo Ottocento, ma la sua origine è certamente molto più antica. La carpa è il pesce più abbondante del Trasimeno fin dal Medioevo — il lago era una risorsa economica fondamentale per le comunità rivierasche e per la città di Perugia, che ne controllava la gestione ittica. La tecnica “in porchetta” applicata alla carpa è nata dall’incontro geografico tra due tradizioni: la norcineria umbra dell’entroterra (che ha fatto del finocchio selvatico, dell’aglio e del lardo l’aroma universale della carne da arrosto) e la cucina lacustre del Trasimeno (che cercava modi per valorizzare un pesce abbondante ma spesso considerato “minore” rispetto al luccio o alla tinca per la sua abbondanza). Il risultato è un piatto di grande carattere: la carpa assorbe e rilancia gli aromi della porchetta, trasformandosi da pesce comune a piatto di festa. La “regina” — nome dialettale della carpa nel Trasimeno — è ancora oggi il pesce più pescato nel lago, con i pescatori trasimenici che la immettono nei mercati locali di Castiglione del Lago, Passignano, Tuoro e Magione. La sagra della Carpa in Porchetta di Castiglione del Lago, che si tiene ogni estate, è la principale celebrazione popolare di questo piatto e attira visitatori da tutta la regione. Il finocchio selvatico — non quello da orto — è il tratto identitario della ricetta: cresce spontaneo nei campi e nelle scarpate dell’Umbria tra maggio e settembre, e il suo aroma erbaceo-dolce è insostituibile.
Varianti Regionali
Le varianti della regina in porchetta riguardano principalmente la tecnica di cottura e la composizione del ripieno. Le famiglie tradizionali di Castiglione del Lago cucinano la carpa in forno in teglia di ferro; alcune trattorie storiche la cuociono ancora allo spiedo, come la vera porchetta, girandola lentamente sopra brace di legno di quercia — una tecnica che produce una pelle più croccante e una carne più aromatica. A Passignano sul Trasimeno si prepara una versione con capperi dissalati nel ripieno, che aggiunge una nota acida al profilo aromatico. Alcune varianti sostituiscono il lardo con la pancetta tesa umbra o con il guanciale; altre omettono il grasso animale per una versione più leggera. Il Tegamaccio del Trasimeno — la grande zuppa di pesce misto — è l’altro piatto identitario della cucina lacustre, più quotidiano e meno celebrativo della regina in porchetta.

Regina in Porchetta: la Carpa del Trasimeno
Ingredienti
Procedimento
- Pulite accuratamente la carpa: rimuovete squame (con moto dal coda alla testa), pinne e viscere. Risciacquate più volte la cavità interna in acqua fredda corrente. Incidete la schiena con un coltello affilato — 3-4 tagli profondi — per permettere al calore e agli aromi di penetrare nella carne più spessa.
- Tamponate la carpa esternamente e internamente con carta da cucina. Salate e pepate abbondantemente sia all’interno che all’esterno, massaggiando il sale nelle incisioni praticate nella schiena. Lasciate riposare 15 minuti a temperatura ambiente.
- Tritate finemente l’aglio con il lardo o la pancetta. Aggiungete le foglie di finocchio selvatico tritate, il rosmarino sminuzzato e la salvia spezzettata. Mescolate bene fino a ottenere un composto aromatico omogeneo — questo è il ripieno ‘in porchetta’, lo stesso usato per la porchetta umbra con la sola differenza del grasso animale adattato al pesce.
- Riempite la cavità della carpa con il ripieno aromatico, premendo bene per distribuirlo uniformemente. Inserite anche nelle incisioni dorsali qualche ciuffetto di finocchio selvatico. Legate la carpa con spago da cucina per tenere il ripieno in sede durante la cottura.
- Preriscaldate il forno a 180°C. Disponete la carpa farcita su una placca da forno leggermente oleata. Versate il vino bianco nella placca (non sul pesce direttamente). Irrorate la carpa con l’olio extravergine e distribuite rametti di rosmarino e salvia aggiuntivi intorno.
- Cuocete in forno a 180°C per 50-60 minuti, irrorando ogni 15-20 minuti con i propri succhi di cottura e il vino della placca. La carpa è cotta quando la pelle è dorata e croccante e la carne alla schiena si separa facilmente dall’osso centrale. Una carpa da 1,5 kg richiede circa 55 minuti.
- Sfornate e lasciate riposare 5-10 minuti prima di porzionare. Eliminate lo spago. Servite con il fondo di cottura passato in un tegamino e ridotto, e con crostini di pane umbro.
Note
Consigli e Varianti
La qualità del finocchio selvatico è fondamentale: quello selvatico (barba tenera dei rami) ha un aroma più intenso e complesso di quello da orto. Se non lo trovate fresco, usate i semi di finocchio tostati in padella e macinati grossolanamente — 1 cucchiaino di semi per ogni manciata di foglie fresche. La carpa deve essere freschissima: una carpa del Trasimeno pescata al mattino e cucinata a pranzo è il massimo. Chiedete al pescivendolo di pulirla senza rimuovere le scaglie se preferite la versione arrostita allo spiedo — le scaglie proteggono la carne durante la cottura diretta. Le incisioni dorsali sono importanti: permettono al calore di penetrare nella zona più spessa (il dorso) che altrimenti cuocerebbe meno del ventre. Il vino bianco in cottura deve essere lo stesso che si beve con il piatto — Grechetto dell’Umbria o Orvieto Classico sono i vini tradizionali del Trasimeno.
Domande Frequenti
Perché la carpa del Trasimeno si chiama “regina”?
Il nome “regina” per la carpa è un termine del dialetto lacustre umbro che riflette il primato della carpa tra i pesci del Trasimeno: è la specie più abbondante, la più grande, e storicamente la più importante per l’economia dei pescatori. Alcune fonti etimologiche locali collegano il nome all’aspetto regale della carpa — con le sue scaglie grandi e lucide e le dimensioni imponenti rispetto agli altri pesci del lago. Altre fonti sostengono che il nome sia stato codificato in epoca medievale quando le famiglie nobili di Perugia rivendicavano il diritto di pesca “delle regine” nel lago.
Si può usare la carpa di allevamento invece di quella del Trasimeno?
Sì, la carpa di allevamento è usata spesso anche nelle trattorie del lago perché la pesca nel Trasimeno non è sempre sufficiente per la domanda. La differenza organolettica rispetto alla carpa selvatica del lago è reale ma non drammatica: la carpa di allevamento ha un sapore leggermente più neutro e meno “lacustre”. Per compensare, aumentate leggermente gli aromi del ripieno (più finocchio selvatico, più aglio). Il trattamento anti-fango (immersione in acqua e limone) rimane consigliato anche per la carpa di allevamento.
Quale vino si abbina alla regina in porchetta?
La regina in porchetta si abbina tradizionalmente ai vini bianchi dell’Umbria, prodotti nelle cantine intorno al lago: il Grechetto del Trasimeno, prodotto nella stessa zona DOC, è l’abbinamento più fedele al territorio. In alternativa, un Orvieto Classico secco o un Trebbiano Spoletino hanno la struttura acida e la freschezza giusta per tagliare la ricchezza del lardo e bilanciare la dolcezza della carpa. Evitate vini bianchi troppo morbidi o dolci.
Come si calcola il tempo di cottura in base al peso della carpa?
La regola pratica per la carpa in forno a 180°C è di 35-40 minuti per chilogrammo di peso lordo (con testa e lische), quindi 50-60 minuti per una carpa da 1,5 kg. Una carpa più grande (2 kg) richiede 70-80 minuti. Verificate sempre con uno stecchino inserito nella parte più spessa della schiena: se esce caldo e il suco è chiaro (non rosato), la carpa è cotta. La pelle deve essere dorata e croccante — negli ultimi 5-10 minuti di cottura potete alzare il forno a 200°C per ottenere una doratura più intensa.






