Fave dei Morti Umbre
Le fave dei morti umbre sono i piccoli biscottini di pasta di mandorle preparati tradizionalmente per il 2 novembre, giorno della Commemorazione dei Defunti, in tutta l’Umbria. Se cercate la ricetta delle fave dei morti nella versione umbra, quella profumata di mandorle, cannella e scorza di limone che si trova nelle pasticcerie della regione a ottobre e novembre, siete nella pagina giusta. Si chiamano “fave” perché hanno la forma di una piccola fava appiattita — la fava è un legume da sempre associato nel mondo antico al culto dei defunti, considerato un tramite simbolico tra il mondo dei vivi e quello dei morti. In Umbria questo collegamento simbolico è rimasto molto vivo fino al XX secolo, tanto che la preparazione e la distribuzione delle fave dei morti il 2 novembre era ancora una pratica diffusa nelle famiglie umbre degli anni Cinquanta e Sessanta. Sono uno dei Dolci Tipici Umbri più antichi per simbologia e più delicati nel profilo aromatico: non sono un dolce di festa esuberante come la ciaramicola o il torciglione, ma un dolce di raccoglimento, sobrio e profondo.
Fa parte di: Dolci Tipici Umbri
Origine e Tradizione
La tradizione dei dolci a forma di fava per la commemorazione dei defunti è documentata in tutta l’area mediterranea dall’antichità classica: i Romani usavano gettare fave secche sulle tombe dei parenti come offerta ai Mani (gli spiriti dei defunti), e la fava era considerata nella tradizione classica un legume sacro capace di ospitare le anime dei trapassati. Con l’avvento del Cristianesimo, questa tradizione pagana fu reinterpretata: il 2 novembre, istituito nel IX secolo come Commemorazione di tutti i fedeli defunti, incorporò molte usanze precedenti legate alla venerazione dei morti, tra cui quella dei dolci a forma di fava. In Umbria la tradizione delle fave dei morti è attestata dai ricettari dei conventi umbri almeno dal XVII secolo: i conventi producevano questi dolcetti e li distribuivano ai fedeli nel giorno della commemorazione come gesto di carità e di memoria. La ricetta umbra usa le mandorle come ingrediente principale (diversamente dalla versione siciliana, che usa la pasta reale / marzapane con acqua di rose), con l’aggiunta di cannella e scorza di limone che le conferiscono un profilo aromatico sobrio e delicato, adatto alla tonalità riflessiva del giorno in cui vengono consumate. In Umbria si trovano versioni “bianche” (solo mandorle e zucchero) e versioni “nere” (con l’aggiunta di cacao amaro), che le pasticcerie spesso vendono miste in piccole scatole regalo.

Fave dei Morti Umbre
Ingredienti
Procedimento
- Se usate mandorle intere pelate (scelta preferibile per un risultato più fresco), tritatele finemente nel robot da cucina fino a ottenere una farina di mandorle fine. Non frullate troppo a lungo per evitare di estrarre l’olio dalle mandorle e ottenere una pasta anziché una farina.
- In una ciotola, mescolate la farina di mandorle con lo zucchero semolato, la scorza di limone grattugiata e la cannella. Aggiungete gli albumi non montati, uno alla volta, mescolando dopo ogni aggiunta. L’impasto deve risultare morbido ma non appiccicoso, simile a una pasta di mandorle. Se fosse troppo morbido, aggiungete un cucchiaio di farina di mandorle; se troppo duro, qualche goccia di albume.
- Coprite il composto con pellicola alimentare e lasciate riposare in frigorifero per 20-30 minuti: il riposo rassoda l’impasto e lo rende più facile da modellare.
- Preriscaldate il forno a 160°C (statico). Spolverizzate il piano di lavoro con zucchero a velo. Prelevate piccole porzioni di impasto (circa 15 g ciascuna) e formate delle palline che poi schiacciate leggermente con le dita per ottenere la forma ovale appiattita di una fava. Disponete le fave su una teglia rivestita di carta forno, distanziate di 2 cm.
- Cuocete in forno per 18-20 minuti, fino a quando le fave sono leggermente dorate in superficie ma ancora morbide all’interno. Non cuocetele troppo: devono rimanere tenere e profumate, non secche. Lasciate raffreddare su una gratella: si rassodano ulteriormente raffreddandosi.
Note
Consigli e Varianti
La qualità delle mandorle è l’unico fattore davvero determinante per le fave dei morti: usate mandorle fresche di buona provenienza (idealmente mandorle italiane di Avola o di Puglia) e tritatele voi stessi invece di usare la farina di mandorle industriale. Il risultato sarà più fresco e profumato. La dose di cannella è indicativa: alcune ricette umbre ne usano molto poca (quasi non si percepisce), altre ne mettono abbastanza da renderla il secondo aroma dopo la mandorla. Regolate in base al vostro gusto. Per le fave nere (variante con cacao), sostituite 30 g di farina di mandorle con 30 g di cacao amaro in polvere. Alcune ricette dell’Umbria nord-orientale (Gubbio, Città di Castello) aggiungono una goccia di mistrà o di anice all’impasto: è una variante territoriale che aggiunge una nota fresca e regionale.
Domande Frequenti
Perché si chiamano fave dei morti?
Il nome ha due spiegazioni complementari: la forma (simile a una fava appiattita) e la simbologia (la fava era nell’antichità classica un legume sacro associato ai defunti e al culto dei Mani romani). La tradizione di preparare dolci a forma di fava per la commemorazione dei morti il 2 novembre è diffusa in tutta l’Italia centrale (Umbria, Lazio, Marche, Toscana) con variazioni locali, e risale all’integrazione tra pratiche pagane preromane e cristiane medievali.
Qual è la differenza tra le fave dei morti umbre e quelle siciliane?
Le fave dei morti siciliane sono realizzate con la pasta reale (marzapane siciliano), che prevede acqua di rose come aromatizzante, e hanno spesso una colorazione verde o colorata esternamente. Le fave dei morti umbre usano mandorle tritate con albume (senza acqua di rose), hanno un profilo aromatico di limone e cannella tipicamente umbro, e non hanno colorazioni esterne: rimangono del colore naturale della pasta di mandorle, leggermente dorata dopo la cottura. Sono due dolci con la stessa simbologia e lo stesso nome, ma con ricette, profumi e texture significativamente diversi.
Quando si mangiano le fave dei morti in Umbria?
Le fave dei morti umbre compaiono nelle pasticcerie e nei forni della regione a partire da metà ottobre e rimangono in vendita fino alla prima settimana di novembre, con il picco nelle giornate di Ognissanti (1 novembre) e della Commemorazione dei Defunti (2 novembre). Fuori da questo periodo non si trovano, tranne nelle pasticcerie artigianali che su richiesta le producono tutto l’anno. Chi le cerca come souvenir gastronomico dell’Umbria deve quindi programmare la visita nel periodo autunnale.
Si possono congelare le fave dei morti?
Sì, le fave dei morti si congelano bene grazie alla loro composizione a base di mandorle senza umidità aggiunta. Disponetele in un singolo strato su un vassoio, congelatele per 1-2 ore, poi trasferitele in sacchetti ermetici. Si conservano in freezer fino a 2 mesi. Per consumarle, lasciatele scongelare a temperatura ambiente per 1-2 ore: riacquistano la texture originale senza perdere i profumi. Questa caratteristica le rende uno dei pochi dolci umbri che possono essere preparati con grande anticipo.






